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L’invasione francese a Longobardi nel 1806-1807 | Storia - LONGOBARDINFOTO

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L’invasione francese a Longobardi (1806-1807)
Un paese tra resistenza, vendette e occupazione napoleonica
All’inizio del XIX secolo anche Longobardi fu travolta dagli avvenimenti che sconvolsero il Regno di Napoli. Nel 1806 l’esercito francese di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, occupò Napoli costringendo la corte borbonica a riparare in Sicilia. La conquista della Calabria, tuttavia, si rivelò assai più difficile. Lungo il territorio tirrenico sorsero numerosi nuclei di resistenza fedeli alla monarchia borbonica e, in questo scenario, Longobardi divenne uno dei luoghi direttamente coinvolti negli scontri. Protagonista di quelle vicende fu il longobardese Giovan Battista De Micheli, che organizzò una resistenza formata in gran parte da contadini, pastori e montanari. Per quasi dieci mesi, tra il 1806 e il 1807, il territorio fu teatro di combattimenti, rappresaglie e sanguinose vendette che lasciarono una profonda ferita nella comunità. Quella che seguì fu una delle pagine più drammatiche della storia di Longobardi.
1806 – L’arrivo dei Francesi nel Regno di Napoli
All’inizio del 1806 le armate napoleoniche invasero il Regno di Napoli, costringendo il re Ferdinando IV di Borbone e la corte a rifugiarsi in Sicilia. Il 30 marzo 1806, Napoleone affidò la corona di Napoli al fratello Giuseppe Bonaparte. L’occupazione della capitale non significò però la completa sottomissione del Regno. In Calabria la presenza francese incontrò una forte opposizione e, soprattutto nelle campagne e nelle zone montuose, si formarono gruppi armati fedeli alla monarchia borbonica. Contadini, pastori e uomini delle comunità locali si unirono alla resistenza contro le truppe napoleoniche. La conformazione del territorio calabrese, con montagne, vallate e piccoli centri difficili da raggiungere, favorì una lotta fatta di imboscate, assalti e rappresaglie. Anche Longobardi, affacciata sul Tirreno e protetta alle spalle dalle montagne, venne presto coinvolta in questo drammatico scenario. Il paese sarebbe diventato uno dei luoghi della resistenza antifrancese e teatro di alcuni degli episodi più sanguinosi che interessarono il territorio durante gli anni dell’occupazione napoleonica.
Giuseppe Bonaparte (1768–1844), fratello maggiore di Napoleone Bonaparte e re di Napoli dal 1806 al 1808. Sullo sfondo, una rappresentazione cartografica del Regno di Napoli all’epoca dell’occupazione francese.
Giovan Battista De Micheli e la resistenza antifrancese
Tra i protagonisti della resistenza contro l’occupazione francese emerge la figura del longobardese Giovan Battista De Micheli, destinato a diventare uno dei personaggi centrali delle drammatiche vicende che coinvolsero il paese tra il 1806 e il 1807. De Micheli organizzò e guidò una formazione composta soprattutto da contadini, pastori e uomini delle montagne, uniti dall’opposizione alle truppe napoleoniche e dalla fedeltà alla monarchia borbonica. La resistenza si sviluppò attraverso azioni improvvise, imboscate e scontri con le forze francesi. La conoscenza del territorio rappresentava un importante vantaggio: montagne, boschi e sentieri permettevano agli uomini di De Micheli di muoversi rapidamente e di sottrarsi più facilmente all’esercito occupante. Dalla seconda metà di settembre del 1806, Longobardi divenne il suo principale punto di riferimento, assumendo un ruolo sempre più importante nell’organizzazione della resistenza lungo questo tratto della costa tirrenica calabrese. La presenza di De Micheli e dei suoi uomini rese inevitabile lo scontro con le forze francesi. Il paese si trovò così al centro di una spirale di combattimenti, rappresaglie e vendette, che coinvolse non soltanto gli uomini armati, ma l’intera comunità. Gli avvenimenti precipitarono proprio nel settembre del 1806.
26 settembre 1806
Quel giorno Longobardi sarebbe stato teatro di uno degli episodi più sanguinosi di questo tormentato periodo della sua storia.
Giovan Battista De Micheli, longobardese, protagonista della resistenza antifrancese in Calabria tra il 1806 e il 1807. Guidò uomini del territorio nella lotta contro le truppe napoleoniche, facendo di Longobardi uno dei principali centri della resistenza locale.
Immagine ricostruttiva a scopo illustrativo.
26 settembre 1806 – Una delle pagine più tragiche di Longobardi
 
Il paese, già profondamente diviso dalle tensioni politiche e sociali sorte durante l’occupazione francese, fu teatro di una sanguinosa esplosione di violenza. La comunità aveva già pianto le morti di Carlo Colonna, Vincenzo Martore, Alessandro Miceli e Pietro Frangella. Ma proprio il 26 settembre la violenza raggiunse proporzioni ancora più drammatiche: secondo le notizie riportate dalle fonti utilizzate per questa ricostruzione, furono uccisi 19 cittadini, molti dei quali appartenenti alla famiglia Miceli. L’eccidio viene attribuito nel racconto storico a un gruppo guidato da Vincenzo Presta, che avrebbe fatto ricorso alla sorpresa, penetrando nelle abitazioni delle famiglie rivali.
Ricostruzione storica degli avvenimenti del 26 settembre 1806 a Longobardi, durante il periodo dell’occupazione francese.
Alcuni prigionieri furono successivamente condotti verso la spiaggia e imbarcati su due pescherecci. Portati al largo, furono gettati in mare. Tra le vittime viene ricordato anche il giovane Placido Miceli, mentre il sacerdote Domenico Miceli subì una sorte altrettanto tragica. I registri dei defunti conservarono memoria di quelle morti indicandone la causa come «violenta», senza precisare il luogo della sepoltura. Questi avvenimenti mostrano quanto complessa fosse la situazione di Longobardi nel 1806. Alla contrapposizione tra sostenitori dei Borbone e del nuovo ordine francese si sovrapposero antiche rivalità e tensioni tra alcune famiglie locali. L’eccidio non rimase senza conseguenze. La sua notizia, insieme agli avvenimenti di Paola, contribuì ad alimentare la successiva reazione delle forze francesi. Due mesi più tardi, Longobardi avrebbe conosciuto direttamente l’arrivo delle truppe napoleoniche.
26 dicembre 1806 – I Francesi entrano a Longobardi  
Trascorsero tre mesi dai tragici avvenimenti di settembre. La tensione, tuttavia, non si era placata e Longobardi continuava a rappresentare un importante punto della resistenza antifrancese. Il 26 dicembre 1806, giorno di Santo Stefano, le truppe francesi giunsero a Longobardi. L’ingresso dei soldati napoleonici segnò l’inizio di una nuova e drammatica fase. Il paese fu investito dalla violenza degli scontri e la popolazione dovette affrontare le conseguenze dell’occupazione militare. Le abitazioni furono coinvolte nelle rappresaglie e si verificarono saccheggi e incendi, mentre gli uomini della resistenza cercavano di contrastare l’avanzata francese sfruttando la conoscenza del territorio e delle vie che conducevano verso le montagne. Longobardi divenne così un vero campo di battaglia. Le strade e i luoghi che fino ad allora avevano scandito la vita quotidiana della comunità furono attraversati da uomini armati, combattimenti e devastazioni. La resistenza, tuttavia, non era stata definitivamente sconfitta.
Ricostruzione storica dell’ingresso delle truppe francesi a Longobardi il 26 dicembre 1806, durante l’occupazione napoleonica.
Giovan Battista De Micheli e i suoi uomini continuarono la lotta, costringendo i Francesi a mantenere alta la pressione militare sul territorio. Lo scontro decisivo era ancora lontano. Poche settimane dopo, nel gennaio del 1807, le truppe francesi sarebbero tornate nuovamente contro Longobardi.
22 gennaio 1807 – Il nuovo attacco francese
I Francesi tornano a Longobardi
Dopo gli scontri del dicembre 1806, la resistenza non era stata ancora definitivamente piegata. Longobardi continuava a rappresentare un punto difficile da controllare e la presenza degli uomini legati alla causa borbonica costituiva ancora una minaccia per le forze napoleoniche. Il 22 gennaio 1807 i Francesi tornarono all’attacco. Le truppe comandate dal generale Berthelot avanzarono nuovamente contro Longobardi con l’obiettivo di spezzare la resistenza e assumere il pieno controllo del territorio. Lo scontro fu durissimo. Gli uomini della resistenza opposero una tenace difesa, sfruttando ancora una volta la conoscenza delle strade, delle campagne e delle montagne che circondavano il paese.
Ricostruzione storica del nuovo attacco francese a Longobardi del 22 gennaio 1807, durante gli scontri tra le truppe napoleoniche e la resistenza locale.
La superiorità militare francese ebbe però il sopravvento. Dopo violenti combattimenti, le truppe napoleoniche riuscirono a entrare nel centro abitato e ad occuparlo. Il prezzo pagato fu altissimo. Secondo la ricostruzione tramandata dalle fonti utilizzate per questa storia, 97 uomini rimasero uccisi sul campo di battaglia. Una cifra che restituisce, più di qualsiasi descrizione, la violenza dello scontro e la dimensione della tragedia vissuta da una comunità relativamente piccola come quella di Longobardi. La resistenza volge al termine L’occupazione del paese rappresentò un colpo durissimo per la resistenza. Gli uomini rimasti furono costretti a disperdersi e a cercare rifugio nelle zone più impervie del territorio. Anche per Giovan Battista De Micheli si avvicinavano ormai gli ultimi giorni. La sua cattura e la sua morte, avvenuta poche settimane più tardi, avrebbero segnato simbolicamente la conclusione di una delle pagine più drammatiche della resistenza antifrancese legata alla storia di Longobardi
Giovan Battista De Micheli
† 12 febbraio 1807 – Fiumefreddo
Libro "Il ragionamento" e Lastra tombale famiglia De Micheli
12 febbraio 1807 – La morte di Giovan Battista De Micheli
La fine del protagonista della resistenza
Dopo i sanguinosi combattimenti del gennaio 1807 e l’occupazione di Longobardi da parte delle truppe francesi, la resistenza antifrancese attraversò la sua fase più difficile. Giovan Battista De Micheli, ormai braccato dalle forze napoleoniche, fu costretto ad abbandonare i luoghi nei quali aveva organizzato e guidato per mesi la lotta contro l’occupazione francese. La sua fuga, tuttavia, ebbe breve durata. De Micheli venne catturato e condotto nel castello di Fiumefreddo, dove si concluse tragicamente la sua vicenda. Il 12 febbraio 1807, all’età di 52 anni, Giovan Battista De Micheli morì nel castello. Con la sua scomparsa veniva meno uno dei principali protagonisti della resistenza che aveva coinvolto Longobardi e il territorio circostante per molti mesi. La sua figura rimase profondamente legata a quella stagione drammatica della storia locale: un periodo nel quale la grande storia europea dell’età napoleonica raggiunse anche i piccoli centri della Calabria, trasformando paesi, campagne e montagne in luoghi di scontro. Per Longobardi, la morte di De Micheli segnò simbolicamente la fine di una fase della resistenza. Ma le violenze non erano ancora terminate. Poche settimane dopo, il 3 aprile 1807, il paese sarebbe stato nuovamente teatro di un tragico episodio.

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