Giuseppe Bilotta - LONGOBARDINFOTO

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Giuseppe Bilotta

PERSONAGGI


Mons. Giuseppe Bilotta nacque a Longobardi il 13 novembre 1930, terzo figlio di Alberto e Innocenza Molinaro, una coppia timorata di Dio, che dopo Giuseppe ebbe altre tre figlie.
Si formò alla scuola di Mons. Francesco Miceli, che lo ebbe caro e l'aiutò ad amare Dio ed il prossimo,vagheggiando di farne un sacerdote catechista. Compiuti gli studi secondari, andò a Parma dove, sotto la guida di Mons. Evasio Colli, compì gli studi teologici per accedere al sacerdozio; ricevette il sacramento dell'ordine Sacro del Presbiterato, per l'imposizione delle mani e l'unzione crismale di S. E. Mons. Aniello Calcara, in Cosenza il 6 luglio del 1953.

La diocesi di Tropea, cui il territorio di Longobardi allora apparteneva, era vacante per la morte del Vescovo Mons. Felice Cribellati.L'ordinazione   in Cosenza è come un segno della Provvidenza!

Mons. Saba, il nuovo Vescovo di Tropea, mandò subito il giovane Don  Giuseppe parroco a Falconara Albanese, dove  restò sino al 1963, quando tutta la zona del territorio marittimo di Amantea, cui è incorporato il comune di Falconara, veniva trasferita dalla Santa Sede all'Arcidiocesi di Cosenza. Don Giuseppe Bilotta veniva invitato dall'Arcivescovo Mons. Domenico Picchinenna ad assumere la cura  

della parrocchia di San Vincenzo La Costa, dove Don Peppino, come ci si abituò tutti a chiamarlo, effondeva le sue doti  di amore alla gente, di amore alla Chiesa, di dialogo, di sacerdote del Signore.
 A San Vincenzo La Costa acquistò anche un ampio senso del rapporto con i confratelli, collaborando con i vicini Parroci di San Fili, di Montalto, di Gesuiti, di Bucita. Acquisiva un profondo senso della comunione e fu anche per tale motivo che pensò di approfondire gli studi teologici, conseguendo la Licenza in Sacra Teologia, presso l'Università del Laterano in Roma. Sacrifici grandi, fatti per un approfondimento che il Concilio Vaticano II, terminato nel 1965, richiedeva per svolgere più pienamente l'apostolato sacerdotale.


E Don Peppino fu sacerdote aggiornato, studioso, ricco di virtù.
Verso la metà degli anni '70, il nuovo Arcivescovo di Cosenza, S.  Mons. Enea Selis, lo nominava Parroco della ridente città di San Lucido vicino alla sua natia Longobardi e là si svilupparono ancora più le sue gran doti di sacerdote zelante e buono. Ma non completò i dieci anni di apostolato nella cittadina tirrenica, allorché su suggerimento unanime del clero cittadino, l'Arcivescovo Mons. Dino Trabalzini lo nominò Parroco della centralissima e popolosa Parrocchia di “Loreto”.
Qui Mons. Giuseppe Bilotta, in dialogo con il clero cittadino, cava, al servizio del regno le sue qualità umane e sacerdotali, con intensità dando esempio di virtù a chiunque ebbe modo di conoscerlo. Per questo l'Arcivescovo lo scelse prima come Vicario della verifica e della Riconciliazione,quindi come Vicario Generale, ma continuava ad essere il Parroco,tra la gente, per la gente, con la gente, e nel contempo ricopriva il compito di Pro Vicario Foraneo della zona Urbana e si dedicava a far conoscere ovunque il Sinodo "Cristiani per la civiltà dell’amore", ch'era stato indetto dall'Arcivescovo.La sua relazione sul Sinodo, con varie lettere alla comunità, costituiscono un esempio prezioso del suo magistero sacerdotale.
                             
La morte arrivò improvvisa, anche se alcune manifestazioni di “dolorini al cuore” , come lui li chiamava, l'avevano quasi preannunciata, nella notte del 10 dicembre 1991, dopo che aveva celebrato nella Parrocchia la festa della Madonna di Loreto, in quella Chiesa, che il suo amore stava completando con la collaborazione di tutti i fedeli. Don Peppino era convinto che la Parrocchia deve essere aperta alle diverse realtà di vita cristiana, era quanto lui cercava di far capire con la parola e con l'esempio ai confratelli, sia ai suoi collaboratori nell'apostolato parrocchiale sia agli altri. Per questa sua convinzione, tutti i gruppi, movimenti, associazioni ecclesiali trovarono modo di "esprimersi" nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù e Madonna di Loreto. Nell'ultimo periodo della sua vita era stato scelto “presbitero” tra Neocatecumenali, ma ciò, a lui non impediva di essere Parroco di tutti, anche l'Assistente dell'Azione Cattolica, che ha sempre amato, che ha sempre  ritenuto appartenente all'essere della Chiesa, come dimostra la sua vita di Parroco, da Falconara a San Vincenzo La Costa, da San Lucido a Cosenza.

 
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