Francesco Preste - LONGOBARDINFOTO

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PADRE FRANCESCO PRESTE
Il Padre Francesco Preste appartiene alla schiera di quelle anime elette che sentono la loro vita come una missione di amore e di bontà. Dall'esempio dei grandi Santi aveva tratto l'insegnamento a ben vivere e a  ben operare e la sua breve apparizione nel mondo non fu spesa che in opere di carità. Sull'esempio di San Francesco amò i poveri più di se stesso, confortò con la parola sublimata dalla Fede i cuori afflitti, visitò le soffitte più umili, si accostò con amore fraterno al capezzale dei moribondi. Nato a Longobardi il 14 ottobre 1578, dai pii genitori, fu avviato allo studio ecclesiastico e , dopo aver compiuto con lode a Napoli gli studi filosofici e teologici,fu ordinato, sacerdote. Ma il padre Preste, uomo di ammirabile pietà, teologo Insigne e predicatore affascinante, si sentiva attratto alla vita religiosa, per cui il 14 giugno del 1606 nel Santuario di Paola diede il nome alla santa milizia dei Minimi.
Ebbe dai superiori molti incarichi di fiducia tra cui quello delicatissimo di Maestro dei Novizi e nel 1621 veniva preposto al governo dell'intera provincia di San Francesco. Nel 1625 fu chiamato a reggere L'importante collegio di San Francesco di Paola ai Monti in Roma. In quei tempi i nostri mari erano malsicuri ed i Mori vi compivano atti di pirateria: la nave che trasportava a Roma il padre Preste fu perciò assalita nelle vicinanze di Gaeta e  il santo religioso venne con altri tre compagni, deportato prigioniero a Tunisi.Nel libro degli eterni destini era però scritto che campo di prigionia si trasformasse in campo di fecondo apostolato per il padre Preste.Prese egli infatti a cuore la sorte dei poveri schiavi ed infedeli ed ottenne, per la sua bontà, rimettersi in contatto con la sede apostolica, esponendo dei casi difficili onde poterne ottenere la soluzione. Urbano VIII volle premiare il suo zelo , lo nominò missionario Apostolico e gli attribuì facoltà e privilegi che mai, dicono gli storici, erano stati concessi ad altri missionari. L'apostolato missionario del Servo di Dio durò  cinque anni, fino a quando cioè  signori e titolati calabresi, edotti della sua prigionia lo riscattarono con versamento di 1500 ducati. Il Santo religioso lasciò a malincuore la prigionia e la sua partenza fu da tutti rimpianta: infedeli e cristiani per frenare la sua memoria trasformarono in piccola chiesa la stanza abitata dallo zelante missionario. Ritornato in Italia, Urbano VIII lo chiamò a Roma e lo nominò superiore generale dell'ordine, carica che occupò con tanto zelo da conciliarsi la stima e l'affetto dei confratelli che lo consideravano come San Francesco redivivo. Oltre ad essere un religioso di rara virtù fu anche uno studioso eruditissimo e autore di molte opere l'indole ascetica e mistica. Morì a Roma il 30 agosto 1643, e quando il Papa Urbano VIII ne apprese la morte da un religioso, uscì con questa espressione: <<voi avete perduto un grande sostegno ed ornamento della vostra religione, io però un santo amico>>.  
                                                                               E.  F.

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